La collusione di coppia: “stare insieme per non incontrarsi”.

La collusione di coppia: “stare insieme per non incontrarsi”.

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In psicoanalisi applicata alla coppia, sono tre i punti fondamentali da tenere in considerazione:


Il concetto di “collusione” ricorre variamente nella letteratura sulle relazioni tra partner, come scrive Laing (1973), il termine significa intesa segreta, deriva da cum ludere,  che oltre che giocare assieme significa ingannare.


Per H. Dicks la collusione offre la possibilità di eliminare proiettivamente parti del Sé indesiderate sul partner che viene così, disprezzato, da dominare, oppure l’oggetto danneggiato da riparare compulsivamente, o ancora, da utilizzare per autoconferma della propria grandiosità onnipotente.
I meccanismi primitivi di idealizzazione, scissione, identificazione proiettiva, sono quelli su cui si fonda la collusione e che si riverberano sulla modalità di scelta del partner.


Dicks vede la motivazione fondamentale della scelta del partner nella riscoperta degli aspetti repressi  e perduti  del Sé nel partner. Sommariamente la libera scelta del compagno può essere basata sull’omogamia: scelta basata sulla similarità; o eterogamia: basata sul contrasto o complementarietà delle personalità.
Il paradigma psicoanalitico tiene conto contemporaneamente della realtà affettiva e rappresentazionale intrapsichica del singolo individuo e del modo in cui tale realtà si è venuta organizzando a partire dalle prime esperienze relazionali infantili.


Nelle relazioni di intimità vi è la stessa situazione del bambino che, però, si estende alle successive tappe di sviluppo che sono inevitabilmente in relazione ai vari momenti del ciclo di vita e ai relativi compiti evolutivi. A tal proposito, i compiti di sviluppo dei partner, si situano nello spazio che intercorre tra la costituzione della coppia e la sua effettiva formazione, questo avviene attraverso un lungo processo di costruzione e assimilazione della nuova identità coniugale, dove, l’evento critico è caratterizzato  dal passaggio dall’innamoramento all’amore attraverso il fenomeno del disenchantment (E., Scabini 1995).


L ‘innamoramento è un processo di presunzione di somiglianza, che conduce a definire l’altra persona in base alle proprie identificazioni originarie, proiettando su di essa la capacità di soddisfare i propri bisogni nella ricerca di un equilibrio; in questa fase è fondamentale “l’illusione a due” che viene a crearsi tra i partner (D:; Anzieu, 1986).
Viene così a crearsi un legame con l’oggetto che è particolare in quanto appaga le pulsioni ma soprattutto a cui si affidano parti del sé e con cui vi sia  una certa  affinità e base comune. Vi è quindi una scelta precisa che mira alla ricerca di un ambiente dove ci si sente visti e accettati per come ci si vede o per come ci si vorrebbe vedere, ma la scelta essendo collusiva, non va vista in termini di fenomeno chiave- serratura nel quale due persone combaciano fin da subito l’una con l’altra, piuttosto come un processo di adattamento, che può portare i partner a una ristrutturazione di aspetti, sia latenti che manifesti, delle loro personalità.


La collusione è patologica quando blocca la relazione che, in termini di aspettative inconsce, si fissa e l’incastro degli interessi, si incontra su determinati aspetti “comodi” per entrambi i partner , attuando così il meccanismo della coazione a ripetere.


Collusione significa:” essere complice della più forte alleanza contro il cambiamento”, una resistenza al compimento individuale e alla scoperta dell’altro come differente da sé stessi (A. Nicolò Corigliano, 1996).
Si impedisce così all’altro di essere libero, di poter scegliere autonomamente e di venir quindi usato in funzione di una autoregolazione soggettiva e di rifigurazione dei propri paradigmi relazionali interni. Contemporaneamente vi è la riattivazione di funzioni di cura e riparazione reciproca, che determinano il formarsi di un comune senso del “noi”: regole e abitudini condivise, emozioni e desideri con cui i partner alimentano il legame di intimità, continuità e appartenenza con l’ altro.


In considerazione di ciò si può parlare di  “membrana diadica” (Dicks, 1967; Giannakoulas, Giannotti, 1985) una sorta di contenitore affettivo che ha lo scopo di rinforzare il senso di esistenza personale  e l’autostima.
Ne discende che la collusione è un accordo reciproco, che determina un rapporto complementare nel quale ciascuno accetta di sviluppare solo delle parti di Sé conformemente ai bisogni dell’altro, rinunciando a svilupparne delle altre che vengono proiettate nel compagno. La coppia potrebbe riscoprire attraverso l’identificazione proiettiva, gli aspetti perduti, scissi e repressi delle relazioni oggettuali primarie; infatti durante i conflitti, i partner si trattano come che fossero l’oggetto primario.


Il comportamento sbagliato di uno diventa l’alibi del comportamento sbagliato dell’altro, è così che i partner si tengono prigionieri di un circolo di interazione collusiva. Si nota che sebbene i coniugi soffrano e si tormentano a vicenda continuano a stare assieme, in fondo sono d’accordo nel non voler realmente cambiare alcunché della loro relazione.


Non si può dire però che ogni conflitto coniugale sia una collusione in questo senso, i conflitti tra i coniugi e partner rientrano tra i motivi più ricorrenti che portano al trattamento psicoterapeutico.


Si deve considerare la coppia come insieme e sistema unitario. Nella concezione della terapia la collusione fa percepire il comportamento matrimoniale d’un individuo, pur essendo determinato dai suoi antecedenti personali, è anche sostanzialmente con-determinato dal comportamento rinforzante o mitigante del partner (teoria della comunicazione) comportamento che, a propria volta, affonda le radici nella sua anamnesi personale.
In conclusione, nel contesto psicoanalitico bisogna tenere in considerazione che il concetto di collusione non si limita solo ai conflitti coniugali, ma può estendersi a ogni processo di gruppo; a questo proposito è importante il riferimento a quello costituito dalla famiglia, affinché si possa  così preservare quella capacità interna di potersi prendere cura degli interessi propri nell’altro e degli interessi dell’altro dentro di sé.


Questo è il requisito determinante di un buon ingresso nella vita coniugale, basato sulla tolleranza e promozione della differenziazione, riconoscendo e amando le diversità, in uno scambio emotivo che arricchisce e che determina importanti trasformazioni creative del rapporto con se stessi e con gli altri.

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